|
L’attenzione verso le rinnovabili si fa sempre più forte e da semplici fonti “alternative” stanno assumendo un’importanza “primaria” in tutto il mondo. Un po’ per curare la febbre del pianeta, un po’ per motivi economici, sta di fatto che i big del mondo hanno iniziato a stipulare accordi e sottoscrivere impegni di alto tenore.
A dare il buon esempio ci ha pensato il Vecchio Continente, con il Consiglio europeo che il 9 marzo ha deciso di coprire con le fonti rinnovabili il 20% dei consumi energetici entro il 2020. Decisione che fa parte di una strategia Ue più ampia che ha l’obiettivo di contenere l’innalzamento della temperatura del pianeta di non più del 2% rispetto ai livelli pre-industriali. Nel calcolo è stato deciso di tenere in considerazione anche il nucleare, come voleva la Francia, e del livello e delle difficoltà dei singoli Stati membri, in particolare dei nuovi entranti.
Pochi giorni dopo, il presidente degli Usa, George W. Bush, ha scelto proprio il Brasile, terra dei biocarburanti, come prima tappa del suo viaggio in Sudamerica organizzato per arginare il populismo di Chavez e riacquistare credito nella zona. Qui ha incontrato il suo collega Luiz Inacio Lula da Silva, con cui ha firmato un rivoluzionario accordo sull’etanolo per aumentarne la produzione nei due paesi.
In pratica sia Europa che Usa si stanno muovendo per rilanciare il ruolo delle fonti rinnovabili e stanno cercando di portarsi dietro anche i grandi Paesi emergenti come Brasile, India e Cina, per non perderci in competitività e per riuscire realmente ad affrontare il problema del riscaldamento globale. E chissà che proprio le rinnovabili non diventino il nuovo “oro verde” del futuro.
|